"Mi scusi, sà mica dirmi dov'è la fermata dell'autobus?!?"
"Certo, mi segua! Ero diretto giusto lì per recuperare mia madre e tornare a casa assieme."
"E' molto lontana?"
"Direi di no. La costa è molto più distante e lei può addirittura sentire il rumore delle onde, se si concentra."
"Già..."
"Lo sà? Lei mi ricorda mio padre. Ha lo stesso modo di essere perplesso, quella ruga orizzontale che si forma mentre la fronte si aggrotta. Ha addirittura la stessa cicatrice a forma di punto esclamativo! Se non fossi certo dell'impossibilità della cosa, direi di esser tornato indietro nel tempo ed aver incontrato il mio generando...buffo, non trova?!?"
"Cos'è che trova buffo? Sto semplicemente andando a trovare mia moglie. Sà, lavoro a molti Km da qui e lei è troppo legata a questi luoghi, per abbandonarli. E così finisco per fare il pendolare per amore dei suoi sorrisi."
"Bello! Ma non si dispiace mai per il fatto che sua moglie preferisce la propria casa a lei? Non si sente trascurato? Non teme di essere poco importante nella sua vita?"
"Se lei conoscesse mia moglie, le assicuro che certe cose non le sfiorerebbero nemmeno la mente. Quella in cui mi sta attendendo è la casa che ha sempre desiderato per noi, è il tempio in cui ha innalzato l'ara del nostro amore ed è lì che sacrifica ogni suo istante per me. Credo sia complicato da capire a fondo, per chi non ha mai messo piede in una casa costruita su un'agenda..."
"Un'agenda?!?"
"Un'agenda!...ma, le ho detto, è tutto così complicato da spiegare...ha presente i sogni? Quelli fatti di immaginazione, fantasia ed un pizzico di follia. Bene! Immagini cosa potrebbe mai accedere mescolando quei tre ingredienti con il più potente dei reagenti: "l'imprevisto"! Tutto può accadere, se di mezzo c'è l'imprevisto!"
"L'imprevisto?!?"
"Si! L'imprevisto. E, che resti tra noi due, trovo che se l'imprevisto lo si sminuzza fino a renderlo polvere, prima di aggiungerlo alla mistura, beh, tutto assume un altro significato."
"Temo di non seguirla..."
"Beh, prenda per esempio il nostro incontro. Mi ha detto che assomiglio a suo padre."
"Una goccia d'acqua..."
"...e non le pare imprevisto tutto ciò? Non le pare imprevisto il fatto che, tra tanti, io abbia chiesto proprio a lei dove fosse la fermata del bus?"
"Beh, se la mette su questo piano..."
"Non è che sono io, a metterla su questo piano...è l'imprevisto! E' come quando ti svegli la mattina e fuori piove, ti prepari per una giornata acquosa e triste, indossi l'impermeabile grigio che sembra uniformarti alla pioggia per renderle indietro quel senso di apatia che cerca di infonderti col suo scrosciare cadenziato, impugni il tuo ombrello, varchi la soglia e ti ritrovi immerso nel sole più abbagliante."
"..."
"Le chiedo solo di soffermarsi sull'idea dell'imprevisto e di accettarla. Non è difficile, se si concentra sui ricordi che la legano al passato e si lascia andare al futuro con l'imprudente cecità del credente che si affida ad un essere superiore fidandosi della sua esistenza."
"Non credo di riuscirci, mi spiace. Comunque sia, siamo giunti alla fermata del bus giusto in tempo. Quello è il bus su cui viaggia mia madre. E' quella deliziosa vecchina ferma davanti alla porta centrale."
"..."
Il bus si ferma, apre la porta centrale e tra le note di "As time goes by" una voce si fa largo tra i sorrisi.
"Avanti, fannulloni perditempo! Non vorrete mica perdere la corriera e saltare la cena, vero?!?"
"Veniamo, mamma!"
"Andiamo, Jr.! Non si fa attendere una così bella signora..."
Diario più o meno aggiornato di una redenzione dovuta