Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l' universo
Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l' incanto
di un tuo solo sguardo
Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni
Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d' estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo
Titolo: Inno a chi non ha più un blog dove scrivere
Sottotitolo: T'aggia fà turnà 'a voglia e scriv' ancor'!
Oh, tu
ragazza che mi vedesti in bici
quanto amore nei tuoi occhi
pieni di gioia nel rivedere
ancora
pargolette ed infantili similitudini
...blablablablabla...
e tu
cane che mi curriasti
e mi abbaiasti la tua gioia
con i denti digrignati
come se volessi sorridere
e invece mi morsicasti
...blablablablabla...
vecchiarello
che con l'aparella
mi stavi "ittando all'aria"
ed io
con delicatezza
ti ricordai delle strane
e promiscue professioni dei tuoi avi
...blablablabla...
l'aria era primaverile
e le facce allegre
la broncopolmonite arriverà
ed il dottore sarà
felice di riabbracciarmi
e di sodomizzarmi ancora
con il termometro da esterni
...blablablabla...
vi amo
tutti
Ucciderò ancora sogni d'amore, per riportarti a me in veste di sposa.
Mia dolce sposa d'arancio e di viole.
Oggi devo andare a lavorare in pizzeria, come cameriere, immolato alla causa ormai persa della "Festa della donna".
Ritrovarmi tra queste "fondamentaliste del sesso debole" mi fa paura e così ci scherzo sù, fissando il mio tariffario personale, nella speranza di non trovarmi ancora a sentirmi dire da una ragazza ubriaca: "La coca-cola la bevo al bicchiere o mi porgi la tua cannuccia?".
Ma com'è che tutte le idiotESSE me le attiro come il miele attira gli orsi?
Una che mi chiama "birbantello" in QUEI momenti, una che vuole attaccarsi alla mia "cannuccia"...non so come faccia ad avere ancòra un minimo di autostima.
Comunque sia, il tariffario di stasera sarà il seguente:
1)pizzico al culo:50 eurocent;
2)palpatina:1 euro;
3)palpatina libidinosa:1.5 euro;
4)lap dance con pala per infornare le pizze:10 euro;
5)spogliarello:15 euro;
6)spogliarello sadomaso consistente in spogliarello con ragazza che mi "punisce" con la rotella per tagliare le pizze:20 euro.
Odio mio padre per la sua statica indolenza e per il modo in cui, giorno dopo giorno, da anni, si lascia morire.
Odio mio padre per l'amore che dovrei volergli anche se mi fa schifo.
Odio mio padre per quel che non è riuscito ad essere.
Odio mio padre per quel che ogni giorno mi ha detto.
Odio mio padre perchè non si era reso conto che non era troppo tardi e lo odio tutt'ora perchè è davvero troppo tardi.
Odio il modo in cui si riempie le guancie ed in cui si svuota la testa.
Odio il modo in cui crede di riempire il mio cuore.
Odio tutto il suo stupido, ottuso, modo di amare.
Odio mia madre perchè vorrebbe essere qualcosa di più e solo a 60 anni si è resa conto di poterlo essere senza rompere le palle all'intero genere umano.
Odio mia madre per il modo stupido di porre domande.
Odio mia madre per le domande scandalistiche poste in modo che io non capisca che dietro c'è l'ennesimo impicciarsi dei cazzi che non gli competono.
Odio mia madre per i suoi "non mi trovo con queste persone perchè sono provinciali ed impiccione".
Odio mia madre per il fatto che non ha capito un cazzo di quel che vorrei.
Odio mia madre per tutte le volte che ha sfogato le sue frustrazioni con parole piene di rancore.
Odio mia madre perchè è capace di dare tanto di quell'amore, che non potrei far altro che amarla.
Odio quelle urla stampate a fuoco nel mio cervello, le parole d'odio, i pianti di noi figli, odio quegli attimi in cui tutto era fanciullesco ed in cui ci ritrovavamo catapultati nel loro mondo di odio.
Odio le mie domande stupide, di notte, piene di vergogna, a mia sorella, chiedendo se secondo lei fosse nostra, la colpa della loro infelicità.
Odio essere un prodotto di quei momenti ed odio il fatto di ritrovarmi a piangere per rabbia.
Odio il fatto di non riuscire ad urlare il mio odio e di nascondermi dietro alla razionalità.
Odio essere moralmente un buon cristiano.
Odio tutto quel che mi fa star male.
Odio tutti coloro che leggeranno questo post ed odio me stesso per averlo voluto pubblicare.
Odio perchè l'odio, per quanto mal pubblicizzato, è salutare molto più dell'Amore.
Il neon intermittente bruciava la notte con un sibilo scarno.
"Bel casino!".Le parole scivolavano fuori dalle mie labbra, quasi a non poterle trattenere, ma senza volerle davvero pronunciare.
La macchina si era fermata proprio in quel punto, di botto, quasi a non lasciar altro scampo alle paure della notte e mi ero ritrovato in piedi, davanti alla portiera della macchina, disorientato.
Gli occhi rimbalzavano rapidi nelle orbite, cercando qualcosa di familiare in quel paesaggio, ad eccezione di pochi oggetti, miei compagni di sventura in quello strano scenario. C'era una panchina, lì di fianco. Verde scuro. Di quel verde scuro che pare sia stata verniciata infinite volte, con infinite mani di vernice di tonalità sempre più scura. Forse per coprirne le orrende cicatrici lasciate dal tempo, quasi a voler mettere un freno ed un limite ad ogni cosa potesse danneggiarle ancora. Ma questa era solo illusione.
"Come diavolo ci sono finito in questo posto?".
Stavo tornando a casa dopo l'ennesima lite con Catie. "L'ennesima ed ultima", mi ripetevo.
Conobbi Catie ad una manifestazione contro non so che cosa a cui ero stato trascinato dalla mia ex, Pet. Catie era lì, ad inneggiare alla pace, col megafono, quel megafono che poi ebbi modo di scoprire essere un'estensione della sua bocca. Un fiume in piena, Cat. M'aveva colpito per la sua forza e per il modo in cui teneva a bada le folle dei suoi "soldatini della pace" per poi scatenarli su greggi di poliziotti in assetto anti-sommossa. Sorrido. Se mi sentisse adesso avremmo ore ed ore di litigi da smaltire come fossero ore di straordinario. Due mondi separati, i nostri. Io placido, accondiscendente e menefreghista, lei rabbiosa come un animale che avverte un pericolo mortale incombente, sempre alla ricerca di una battaglia da vincere, senza soffermarsi sul perchè. "Slaw, sei sempre il solito cazzone indolente!" era la sua frase preferita. Ah, quante volte me la son sentita ripetere.
Però, in fondo, ero il suo porto sicuro, le braccia in cui rifugiarsi quando ritornava a leccarsi le ferite dopo l'ennesima sconfitta e la sua platea quando, vittoriosa, tornava trionfante da un comizio pubblico in favore di questa o quella causa.
Ed ora mi ritrovavo là, su quel brandello di strada, senza ricordare bene come ci fossi arrivato.
Ricordavo la pioggia battente ed il volto arrabbiato di Catie. "Fuori dalla mia vita!". Non aveva mai pronunciato nulla di così disperato, lei, persa nella sua solitudine esistenziale.
"STRADA INTERROTTA PER LAVORI IN CORSO", recitava il cartello.
Ero preoccupato, ora che la rabbia stava lasciando il posto alla ragione.
"CI SCUSIAMO PER IL DISAGIO E VI INVITIAMO A".
"Vi invitiamo a..."? Troppo tardi! Avevo già svoltato a sinistra e, il cartello che si era riflesso sui lucidi sportelli del lato passeggero spariva in lontananza, inghiottito dal buio di quella strada e dalla pioggia. La radio gracchiava un pezzo che mi scatenava pensieri indefiniti e mi estraniavano dalla realtà, facendomi annegare nella malinconia. "Sono l'olivetta del mio Martini emotivo", sghignazzavo in preda ad un raptus di deficienza.
“Yesterday, I saw you standing there/Your head was down, your eyes were red”. E fuori pioveva. “Hold my hand”. Cristo quanto pioveva! “Want you to hold my hand”.BANG.
Tutto era cessato improvvisamente, anche la pioggia, all’improvviso spegnersi del motore. Tutto si era immobilizzato. Tutto era stato fissato in un attimo eterno pieno di pensieri sereni come in una polaroid di risate e sole caldo.
La macchina. La panchina. Il neon di quello strano locale e la cabina telefonica. Null’altro.
L'aria era satura del solo ronzio del neon. Lo si poteva inalare, quel rumore, tanto era denso.
BZZZZZZZZZZZZZ…TWINK…BZZZZZZZZZZZZZZZZZZ…
Diario più o meno aggiornato di una redenzione dovuta